Come ogni anno, potete trovarci nella Self Area, sempre in Piazza Napoleone!
giovedì 27 ottobre 2011
martedì 26 ottobre 2010
Katlang! a Lucca Comics 2010
Per il quarto anno di seguito, Katlang! rinnova la sua presenza a Lucca Comics and Games 2010.
Anche stavolta ci troveremo nella Self Area, l'area dedicata alle autoproduzioni, ma lo stand toccatoci in sorte quest'anno è veramente esiguo (lasciamo perdere sterili polemiche sulla pessima organizzazione dell'evento...).
Per raggiungerci basta arrivare in piazza Napoleone, la piazza principale, ed entrare nel padiglione Passaglia, il piccolo padiglione accanto a quello enorme degli editori!
Ecco due mappe, una della città e l'altra del padiglione (all'interno del quale siamo quasi al centro):


Anche quest'anno porteremo il fumetto al metro, andato a ruba l'anno scorso, i fumetti in pasta (presentati ad aprile, al Napoli Comicon 2010), le creazioni di Giulio Bonatti (il fumetto cubico, il kinetoscopio New Vaudville e Escalator) e il mio nuovissimo V for Vegan, del quale mostrerò qui una foto in anteprima:

Ci vediamo a Lucca dal 29 ottobre al 1 novembre! Mi raccomando, passate a trovarci!
Anche stavolta ci troveremo nella Self Area, l'area dedicata alle autoproduzioni, ma lo stand toccatoci in sorte quest'anno è veramente esiguo (lasciamo perdere sterili polemiche sulla pessima organizzazione dell'evento...).
Per raggiungerci basta arrivare in piazza Napoleone, la piazza principale, ed entrare nel padiglione Passaglia, il piccolo padiglione accanto a quello enorme degli editori!
Ecco due mappe, una della città e l'altra del padiglione (all'interno del quale siamo quasi al centro):


Anche quest'anno porteremo il fumetto al metro, andato a ruba l'anno scorso, i fumetti in pasta (presentati ad aprile, al Napoli Comicon 2010), le creazioni di Giulio Bonatti (il fumetto cubico, il kinetoscopio New Vaudville e Escalator) e il mio nuovissimo V for Vegan, del quale mostrerò qui una foto in anteprima:

Ci vediamo a Lucca dal 29 ottobre al 1 novembre! Mi raccomando, passate a trovarci!
venerdì 6 agosto 2010
Il giapponese e la barra delle lingue su Win XP
Dopo diversi anni di studio di giapponese, soltanto adesso mi sono presa la briga di ammattire cercando i comodissimi tasti di scelta rapida da tastiera per la barra della lingua giapponese.
Questo sito in lingua inglese è stato un punto di riferimento fondamentale e lo consiglio a chiunque abbia voglia di approfondire.
Innanzitutto, conviene cliccare col tasto sinistro sull'iconcina della barra della lingua in basso a destra nella barra delle applicazioni e selezionare "Visualizza barra della lingua", in modo che venga visualizzata integralmente (in genere viene anche spostata sulla parte alta dello schermo, ma la posizione può essere modificata).
La lingua di default dovrebbe essere l'italiano.
Per cambiare da italiano a giapponese (ed eventualmente da altre lingue che avete installato) basta premere su tastiera:

Adesso che siete in modalità "lingua giapponese", potete usare le seguenti combinazioni:
CTRL + LOCK_CAPS per selezionare l'hiragana;
ALT + LOCK_CAPS per selezionare il katakana;
ALT + TILDE* per andare da Direct Input (nel nostro caso, italiano) a Katakana o Hiragana
*Il tasto TILDE è quello subito sotto "ESC". Il segno TILDE sarebbe questo " ~ ", ma il tasto TILDE è quello che digita questa barra " \ ". Questo perché il nome del tasto deriva dall'americano e nelle tastiere americane, sotto l'ESC, non c'è la barra \, ma il segno TILDE ~.
Attenzione: se decidete di scrivere in caratteri occidentali nella modalità Direct Input della barra delle lingue giapponese, ricordatevi che i segni come ? + ' non corrispondono alla tastiera giapponese, quindi se provate a premere il tasto del punto interrogativo verrà fuori questo ー.
Scrivere i kanji di parole differenti
Se avete necessità di scrivere una parola come 今締める, se scrivete いましめる vi verrà fuori questo: 戒める. Anche se provate a scegliere tra le parole proposte in automatico premendo la barra spaziatrice, non troverete questa 今締める poiché, per scriverla, avete bisogno che il computer vi riconosca due parole separate al suo interno (今 e 締める).
Per fargli riconoscere ciò, dovete scrivere いましめる, premere la barra spaziatrice e vi troverete tutta la parola sottolineata di blu, così: いましめる. A questo punto premete SHIFT e la freccia sinistra sulla tastiera. Premetelo tre volte per ottenere questa selezione: いましめる. Adesso premete la barra spaziatrice (notate come la parte presa in considerazione è sottolineata con una linea più spessa) e otterrete questo 今しめる. Automaticamente verrà sottolineata l'altra parte e potete così scegliere 締める.
Trasformare una parola in caratteri occidentali scritta in hiragana/katakana
Quante volte vi sarà capitato di scrivere una parola in caratteri occidentali ma vi siete dimenticati che siete nell'opzione Hiragana/Katakana?
Ad esempio, volete scrivere "disperatamente".
Vi uscirebbe questa serie di segni: ぢsぺらためんて.
Finché la parola è ancora evidenziata (con i trattini) premete F9 e verrà trasformata così: disperatamente.
Questo modo di scrivere però è "Full Width" e viene utilizzato per scrivere i segni giapponesi. Per trasformarlo in "Half Width", ovvero nel nostro modo di scrivere, premete successivamente F8 e vi verrà: disperatamente.
Questo è quanto. Per approfondimenti, la fonte è questo sito in lingua inglese.
Questo sito in lingua inglese è stato un punto di riferimento fondamentale e lo consiglio a chiunque abbia voglia di approfondire.
Innanzitutto, conviene cliccare col tasto sinistro sull'iconcina della barra della lingua in basso a destra nella barra delle applicazioni e selezionare "Visualizza barra della lingua", in modo che venga visualizzata integralmente (in genere viene anche spostata sulla parte alta dello schermo, ma la posizione può essere modificata).
La lingua di default dovrebbe essere l'italiano.
Per cambiare da italiano a giapponese (ed eventualmente da altre lingue che avete installato) basta premere su tastiera:
ALT + SHIFT

Adesso che siete in modalità "lingua giapponese", potete usare le seguenti combinazioni:
CTRL + LOCK_CAPS per selezionare l'hiragana;
ALT + LOCK_CAPS per selezionare il katakana;
ALT + TILDE* per andare da Direct Input (nel nostro caso, italiano) a Katakana o Hiragana
*Il tasto TILDE è quello subito sotto "ESC". Il segno TILDE sarebbe questo " ~ ", ma il tasto TILDE è quello che digita questa barra " \ ". Questo perché il nome del tasto deriva dall'americano e nelle tastiere americane, sotto l'ESC, non c'è la barra \, ma il segno TILDE ~.
Attenzione: se decidete di scrivere in caratteri occidentali nella modalità Direct Input della barra delle lingue giapponese, ricordatevi che i segni come ? + ' non corrispondono alla tastiera giapponese, quindi se provate a premere il tasto del punto interrogativo verrà fuori questo ー.
Scrivere i kanji di parole differenti
Per fargli riconoscere ciò, dovete scrivere いましめる, premere la barra spaziatrice e vi troverete tutta la parola sottolineata di blu, così: いましめる. A questo punto premete SHIFT e la freccia sinistra sulla tastiera. Premetelo tre volte per ottenere questa selezione: いましめる. Adesso premete la barra spaziatrice (notate come la parte presa in considerazione è sottolineata con una linea più spessa) e otterrete questo 今しめる. Automaticamente verrà sottolineata l'altra parte e potete così scegliere 締める.
Trasformare una parola in caratteri occidentali scritta in hiragana/katakana
Quante volte vi sarà capitato di scrivere una parola in caratteri occidentali ma vi siete dimenticati che siete nell'opzione Hiragana/Katakana?
Ad esempio, volete scrivere "disperatamente".
Vi uscirebbe questa serie di segni: ぢsぺらためんて.
Finché la parola è ancora evidenziata (con i trattini) premete F9 e verrà trasformata così: disperatamente.
Questo modo di scrivere però è "Full Width" e viene utilizzato per scrivere i segni giapponesi. Per trasformarlo in "Half Width", ovvero nel nostro modo di scrivere, premete successivamente F8 e vi verrà: disperatamente.
| Italiano Full Width | ABC... | Caratteri giapponesi multi byte |
| Italiano Half Width | ABC… | ASCII normale |
| Full Width Katakana | カタカナ | Katakana di due byte |
| Half Width Katakana | カタカナ | Katakana di un singolo byte |
Questo è quanto. Per approfondimenti, la fonte è questo sito in lingua inglese.
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domenica 6 giugno 2010
Le rose di Versailles... in Italia.
Proprio qualche tempo fa pensavo a chi mi sarebbe piaciuto incontrare. E Riyoko Ikeda, autrice di Versailles no Bara (conosciuto in Italia come "Lady Oscar"), era la prima persona che mi era venuta in mente. Non avrei mai pensato che qualche mese dopo avrei avuto questa opportunità.
Riyoko Ikeda è venuta per la prima volta in Italia questo weekend, ospite al festival letterario "Collisioni", a Novello, in provincia di Cuneo.
È venuta per farsi conoscere come cantante lirica, carriera che ha iniziato in tempi relativamente recenti, all'età di 47 anni, riprendendo una passione che aveva sempre maturato sin da adolescente, esibendosi la sera di venerdì 4 giugno assieme al baritono Yoshitaka Murata.
Ieri, sabato 5 giugno, ha invece incontrato il pubblico partecipando ad un dibattito che si è concentrato soprattutto sulla sua carriera di mangaka e nell'opera che l'ha resa più famosa, "Le rose di Versailles" (insisto nel chiamarla col suo titolo originale, poiché "Lady Oscar" non mi è mai piaciuto).
L'incontro è stato aperto da delle letture recitate dagli allievi della scuola Holden di Torino, che hanno letto brani anche di Yukio Mishima, tratti da "Haru no yuki", (trad. "Neve di primavera"), di cui la Ikeda ha curato una trasposizione a fumetti (motivo per cui io ero lì, in quanto tema principale della mia tesi di laurea) e "Ai no fuan" (trad. "Inquietudine d'amore").
È seguito un breve video creato dalla Yamato Video che proponeva alcune immagini degli anime tratti dai manga della Ikeda sulle note di "Un bel dì vedremo", creando una sorta di parallelo con Giacomo Puccini e la sua "Madama Butterfly".
È stata poi la volta di Clara Serina dei Cavalieri del Re, che ha cantato dal vivo una delle sigle che ha avuto maggiore successo, la prima sigla di Lady Oscar ("Grande festa alla corte di Francia, c'è nel regno una bimba in più! Biondi capelli e rosa di guancia, Oscar ti chiamerai tu!").
È arrivato infine il momento del dibattito vero e proprio. Dalle scalinate del bel castello che faceva da sfondo sono scesi i partecipanti: lo scrittore Antonio Scurati, il saggista Luca Scarlini, lo studioso di fumetto Luca Della Casa, la traduttrice di manga (e, in quest'occasione, interprete) Simona Stanzani ed infine l'attesissima Riyoko Ikeda.

Sin dall'inizio, l'incontro si è incentrato sulla figura di Oscar e sull'influenza che ha avuto nelle vite di tanti adolescenti che, a partire dal 1982 (quando questo cartone fu trasmesso per la prima volta in Italia), sono rimasti affascinati da questa figura che faceva innamorare sia ragazzi che ragazze.
Come faceva notare lo scrittore Antonio Scurati nel suo intervento, il tema del travestitismo è indubbiamente uno dei più evidenti in "Le rose di Versailles" e anche la storia europea è ricca di casi del genere, donne che per poter svolgere determinati ruoli erano costrette a travestirsi e spacciarsi da uomini. Tuttavia la Ikeda ha confessato che in un primo momento non aveva dato al tema del travestitismo tutta questa importanza, non aveva considerato neppure tutti i casi storici di questo tipo (ad esempio, Giovanna D'Arco, le Chavalier d'Eon, la papessa Giovanna): il fatto che Oscar si travestisse da uomo, era il solo modo per far sì che questa donna, in una società fortemente maschilista (e qui nasce il paragone col Giappone degli anni '70, periodo in cui è stato disegnato il manga), potesse affermarsi nella società.
Più volte, sia nel corso dell'incontro pubblico che della conferenza stampa, Riyoko Ikeda ha voluto esprimere il suo maggior punto in comune con Oscar, citando due episodi: quello in cui Oscar ringrazia suo padre per averla allevata come un uomo, così da averle permesso la sua piena realizzazione, senza limiti imposti (in questo caso) dal suo sesso; e l'episodio finale in cui Oscar, morendo, ringrazia per la sorte che le è stata concessa, il non avere rimpianti perché ha vissuto la sua vita al massimo, rimanendo fedele a se stessa e ai suoi ideali. Questo la Ikeda ha voluto ribadire più volte, sentendosi anche lei una donna felice, avendo affrontato ostacoli e paure, rimanendo fedele ai suoi ideali e ai suoi sogni che le hanno permesso di non avere alcun tipo di rimpianto.
Parlando dei progetti futuri, Riyoko Ikeda ha espresso il desiderio di continuare a cantare, finché le forze glielo permetteranno, poiché l'attività canora richiede proprio uno sforzo fisico non indifferente. Inoltre ha confermato la scrittura di una trittico di opere liriche in italiano (lei le scrive in giapponese e successivamente vengono tradotte nella nostra lingua) su alcune figure femminili che apprezza particolarmente: la principessa Himiko, l'imperatrice Caterina e la regina Maria Antonietta. Non ha parlato di nuovi fumetti, anche se ha affermato di disegnare costantemente per diletto personale.

Dopo l'incontro pubblico è seguita la conferenza stampa con pochi giornalisti a cui ho partecipato. In quest'occasione, la Ikeda, un po' stanca, ma comunque molto gentile e disponibile, in linee generali ha ribadito quello che aveva detto durante l'incontro pubblico, rispondendo anche a delle domande più specifiche circa le sue influenze stilistiche (ovviamente il "Dio dei Manga", Osamu Tezuka) e gusti personali in fatto di musica (ha espresso preferenze per le opere liriche "La Bohème" di Giacomo Puccini, "L'elisir d'amore" di Gaetano Donizetti, "Le nozze di Figaro" di W.A.Mozart e "La vedova allegra" di Franz Lehár, opera quest'ultima nella quale si esibirà al suo ritorno in Giappone nel ruolo di Hanna).
È stata un'esperienza intensa e veramente molto interessante. Vedere una donna di 63 anni così giovanile, positiva, piena di forza e progetti per il futuro è un incentivo a lottare per i propri sogni e per ciò in cui crediamo.
Riyoko Ikeda è venuta per la prima volta in Italia questo weekend, ospite al festival letterario "Collisioni", a Novello, in provincia di Cuneo.
È venuta per farsi conoscere come cantante lirica, carriera che ha iniziato in tempi relativamente recenti, all'età di 47 anni, riprendendo una passione che aveva sempre maturato sin da adolescente, esibendosi la sera di venerdì 4 giugno assieme al baritono Yoshitaka Murata.
Ieri, sabato 5 giugno, ha invece incontrato il pubblico partecipando ad un dibattito che si è concentrato soprattutto sulla sua carriera di mangaka e nell'opera che l'ha resa più famosa, "Le rose di Versailles" (insisto nel chiamarla col suo titolo originale, poiché "Lady Oscar" non mi è mai piaciuto).
L'incontro è stato aperto da delle letture recitate dagli allievi della scuola Holden di Torino, che hanno letto brani anche di Yukio Mishima, tratti da "Haru no yuki", (trad. "Neve di primavera"), di cui la Ikeda ha curato una trasposizione a fumetti (motivo per cui io ero lì, in quanto tema principale della mia tesi di laurea) e "Ai no fuan" (trad. "Inquietudine d'amore").
È seguito un breve video creato dalla Yamato Video che proponeva alcune immagini degli anime tratti dai manga della Ikeda sulle note di "Un bel dì vedremo", creando una sorta di parallelo con Giacomo Puccini e la sua "Madama Butterfly".
È stata poi la volta di Clara Serina dei Cavalieri del Re, che ha cantato dal vivo una delle sigle che ha avuto maggiore successo, la prima sigla di Lady Oscar ("Grande festa alla corte di Francia, c'è nel regno una bimba in più! Biondi capelli e rosa di guancia, Oscar ti chiamerai tu!").
È arrivato infine il momento del dibattito vero e proprio. Dalle scalinate del bel castello che faceva da sfondo sono scesi i partecipanti: lo scrittore Antonio Scurati, il saggista Luca Scarlini, lo studioso di fumetto Luca Della Casa, la traduttrice di manga (e, in quest'occasione, interprete) Simona Stanzani ed infine l'attesissima Riyoko Ikeda.

Sin dall'inizio, l'incontro si è incentrato sulla figura di Oscar e sull'influenza che ha avuto nelle vite di tanti adolescenti che, a partire dal 1982 (quando questo cartone fu trasmesso per la prima volta in Italia), sono rimasti affascinati da questa figura che faceva innamorare sia ragazzi che ragazze.
Come faceva notare lo scrittore Antonio Scurati nel suo intervento, il tema del travestitismo è indubbiamente uno dei più evidenti in "Le rose di Versailles" e anche la storia europea è ricca di casi del genere, donne che per poter svolgere determinati ruoli erano costrette a travestirsi e spacciarsi da uomini. Tuttavia la Ikeda ha confessato che in un primo momento non aveva dato al tema del travestitismo tutta questa importanza, non aveva considerato neppure tutti i casi storici di questo tipo (ad esempio, Giovanna D'Arco, le Chavalier d'Eon, la papessa Giovanna): il fatto che Oscar si travestisse da uomo, era il solo modo per far sì che questa donna, in una società fortemente maschilista (e qui nasce il paragone col Giappone degli anni '70, periodo in cui è stato disegnato il manga), potesse affermarsi nella società.
Più volte, sia nel corso dell'incontro pubblico che della conferenza stampa, Riyoko Ikeda ha voluto esprimere il suo maggior punto in comune con Oscar, citando due episodi: quello in cui Oscar ringrazia suo padre per averla allevata come un uomo, così da averle permesso la sua piena realizzazione, senza limiti imposti (in questo caso) dal suo sesso; e l'episodio finale in cui Oscar, morendo, ringrazia per la sorte che le è stata concessa, il non avere rimpianti perché ha vissuto la sua vita al massimo, rimanendo fedele a se stessa e ai suoi ideali. Questo la Ikeda ha voluto ribadire più volte, sentendosi anche lei una donna felice, avendo affrontato ostacoli e paure, rimanendo fedele ai suoi ideali e ai suoi sogni che le hanno permesso di non avere alcun tipo di rimpianto.
Parlando dei progetti futuri, Riyoko Ikeda ha espresso il desiderio di continuare a cantare, finché le forze glielo permetteranno, poiché l'attività canora richiede proprio uno sforzo fisico non indifferente. Inoltre ha confermato la scrittura di una trittico di opere liriche in italiano (lei le scrive in giapponese e successivamente vengono tradotte nella nostra lingua) su alcune figure femminili che apprezza particolarmente: la principessa Himiko, l'imperatrice Caterina e la regina Maria Antonietta. Non ha parlato di nuovi fumetti, anche se ha affermato di disegnare costantemente per diletto personale.

Dopo l'incontro pubblico è seguita la conferenza stampa con pochi giornalisti a cui ho partecipato. In quest'occasione, la Ikeda, un po' stanca, ma comunque molto gentile e disponibile, in linee generali ha ribadito quello che aveva detto durante l'incontro pubblico, rispondendo anche a delle domande più specifiche circa le sue influenze stilistiche (ovviamente il "Dio dei Manga", Osamu Tezuka) e gusti personali in fatto di musica (ha espresso preferenze per le opere liriche "La Bohème" di Giacomo Puccini, "L'elisir d'amore" di Gaetano Donizetti, "Le nozze di Figaro" di W.A.Mozart e "La vedova allegra" di Franz Lehár, opera quest'ultima nella quale si esibirà al suo ritorno in Giappone nel ruolo di Hanna).
È stata un'esperienza intensa e veramente molto interessante. Vedere una donna di 63 anni così giovanile, positiva, piena di forza e progetti per il futuro è un incentivo a lottare per i propri sogni e per ciò in cui crediamo.
venerdì 7 maggio 2010
Napoli Comicon 2010
E così l'ennesima trasferta di Katlang! è andata.
Da dove iniziare?
Arriviamo il venerdì in tarda mattinata; sul treno dormo tutto il tempo perché la notte precedente non avevo chiuso occhio: dovevo portare il mio "progetto personale" per il quale ho lavorato 2 giorni di seguito, ma la mattina alle 5, appena ero pronta per stampare il lavoro, la stampante è morta a metà delle stampe. Non sono bastate le mie imprecazioni per farla ripartire: l'inchiostro nero era finito, punto. Non c'era niente da fare.
Day 1. Arriviamo a Castel Sant'Elmo e ci sistemiamo sul nostro tavolino, sfoggiando la tovaglia a quadretti rossi e bianchi nuova di zecca. Ovviamente ci manca già una sedia perché il nonnino di fianco ce l'ha fregata per esporci i suoi fumetti. Esattamente come l'anno scorso.
Nell'auditorium di Castel Sant'Elmo proiettano dei cortometraggi. Io mi ci piazzo per un periodo di tempo imprecisato (un'ora minimo), ma non ne vedo neanche mezzo. Dormo tutto il tempo, appollaiata su una poltroncina, con gli occhiali da sole per rabbuiare la luce che mi viene negli occhi... soltanto quando è salta l'elettricità mi sveglio: il brusio (ovvero l'audio dei cortometraggi!) che mi aiutava a dormire è sparito improvvisamente. Alzo il culo e me ne torno allo stand...
In generale, giornata abbastanza fiacca la prima; la nostra ultima novità, i "fumetti in pasta", non vanno molto. Ma non ci scoraggiamo.
Una bella cenetta all'ostello La Controra, del quale ormai siamo clienti abituali, ci rimette in sesto.
Day 2. La mattina arriviamo a Castel Sant'Elmo tardi. Siamo ancora molto provati dalla giornata precedente. I nostri fans sono già lì che ci attendono. Stanno facendo a cazzotti per accaparrarsi il fumetto cubico e chilometri di fumetti al metro.
Ovviamente no.
Però la seconda giornata non va assolutamente male; i corridoi iniziano a popolarsi di visitatori (che si trasformano in acquirenti!) e questo ci stampa un bel sorriso sulle facce.
Per me giunge il momento di fare un salto alla Mostra d'Oltremare, sede dell'altra parte della fiera, rinominata "Gamecon".
Un'ambiente carino: locali spaziosi, fumetti a 1€, puzzo di sudore tipico dei cosplayers, calca da ragazzine impazzite per aver visto l'ultimo pupazzino kawaii... però almeno non c'è l'aria snob che si respira al Castel Sant'Elmo. Vabbé che i cosplayers ingombrano e (spesso) puzzano, ma gli organizzatori non hanno capito che, nelle intenzioni di ghettizzarli, hanno ottenuto l'effetto contrario, ghettizzando il Castel Sant'Elmo. Risultato: un Gamecon che pullula di vita e colori; un Comicon per i soli addetti ai lavori.
E poi al Gamecon ci sono tantissimi venditori di fumetti (e non solo manga, come vogliono far credere!): i fumetti a miglior rapporto qualità/prezzo li ho trovati proprio qui!
Il fatto che al Castel Sant'Elmo non ho trovato neanche l'ombra di un manga mi ha lasciato allibita (diciamo pure incazzata), come se fossero fumetti commerciali e di serie B, quando tutti sappiamo che i prodotti di qualità e i prodotti scadenti ci sono anche tra i comics, le bande dessinée, le historietas e cazzi e mazzi.
Comunque... me ne torno soddisfatta dei miei acquisti al Castel Sant'Elmo, che per raggiungerlo impiego più di quanto non abbia impiegato per visitare il Gamecon.
L'orario ci imporrebbe di rimanere fino alle 22, ma la serà già alle 19 non c'è più ombra di visitatore...
Ottima la cena alla Pizzeria Trianon...
Day 3. Arriviamo in fiera ancora in ritardo. La mattinata inzia un po' fiacca e così sarà fino al pomeriggio. Oggi il nostro organico si dimezzerà, poiché Dario e la sua metà hanno necessità di tornare a casa in serata.
Il resto della giornata si conclude in tranquillità. Non che ci sia stata una grande affluenza, ma per noi è già una grande conquista aver potuto pagare la metropolitana con gli incassi della fiera.
Ed ora un po' di foto a concludere il tutto:
Da dove iniziare?
Arriviamo il venerdì in tarda mattinata; sul treno dormo tutto il tempo perché la notte precedente non avevo chiuso occhio: dovevo portare il mio "progetto personale" per il quale ho lavorato 2 giorni di seguito, ma la mattina alle 5, appena ero pronta per stampare il lavoro, la stampante è morta a metà delle stampe. Non sono bastate le mie imprecazioni per farla ripartire: l'inchiostro nero era finito, punto. Non c'era niente da fare.
Day 1. Arriviamo a Castel Sant'Elmo e ci sistemiamo sul nostro tavolino, sfoggiando la tovaglia a quadretti rossi e bianchi nuova di zecca. Ovviamente ci manca già una sedia perché il nonnino di fianco ce l'ha fregata per esporci i suoi fumetti. Esattamente come l'anno scorso.
Nell'auditorium di Castel Sant'Elmo proiettano dei cortometraggi. Io mi ci piazzo per un periodo di tempo imprecisato (un'ora minimo), ma non ne vedo neanche mezzo. Dormo tutto il tempo, appollaiata su una poltroncina, con gli occhiali da sole per rabbuiare la luce che mi viene negli occhi... soltanto quando è salta l'elettricità mi sveglio: il brusio (ovvero l'audio dei cortometraggi!) che mi aiutava a dormire è sparito improvvisamente. Alzo il culo e me ne torno allo stand...
In generale, giornata abbastanza fiacca la prima; la nostra ultima novità, i "fumetti in pasta", non vanno molto. Ma non ci scoraggiamo.
Una bella cenetta all'ostello La Controra, del quale ormai siamo clienti abituali, ci rimette in sesto.
Day 2. La mattina arriviamo a Castel Sant'Elmo tardi. Siamo ancora molto provati dalla giornata precedente. I nostri fans sono già lì che ci attendono. Stanno facendo a cazzotti per accaparrarsi il fumetto cubico e chilometri di fumetti al metro.
Ovviamente no.
Però la seconda giornata non va assolutamente male; i corridoi iniziano a popolarsi di visitatori (che si trasformano in acquirenti!) e questo ci stampa un bel sorriso sulle facce.
Per me giunge il momento di fare un salto alla Mostra d'Oltremare, sede dell'altra parte della fiera, rinominata "Gamecon".
Un'ambiente carino: locali spaziosi, fumetti a 1€, puzzo di sudore tipico dei cosplayers, calca da ragazzine impazzite per aver visto l'ultimo pupazzino kawaii... però almeno non c'è l'aria snob che si respira al Castel Sant'Elmo. Vabbé che i cosplayers ingombrano e (spesso) puzzano, ma gli organizzatori non hanno capito che, nelle intenzioni di ghettizzarli, hanno ottenuto l'effetto contrario, ghettizzando il Castel Sant'Elmo. Risultato: un Gamecon che pullula di vita e colori; un Comicon per i soli addetti ai lavori.
E poi al Gamecon ci sono tantissimi venditori di fumetti (e non solo manga, come vogliono far credere!): i fumetti a miglior rapporto qualità/prezzo li ho trovati proprio qui!
Il fatto che al Castel Sant'Elmo non ho trovato neanche l'ombra di un manga mi ha lasciato allibita (diciamo pure incazzata), come se fossero fumetti commerciali e di serie B, quando tutti sappiamo che i prodotti di qualità e i prodotti scadenti ci sono anche tra i comics, le bande dessinée, le historietas e cazzi e mazzi.
Comunque... me ne torno soddisfatta dei miei acquisti al Castel Sant'Elmo, che per raggiungerlo impiego più di quanto non abbia impiegato per visitare il Gamecon.
L'orario ci imporrebbe di rimanere fino alle 22, ma la serà già alle 19 non c'è più ombra di visitatore...
Ottima la cena alla Pizzeria Trianon...
Day 3. Arriviamo in fiera ancora in ritardo. La mattinata inzia un po' fiacca e così sarà fino al pomeriggio. Oggi il nostro organico si dimezzerà, poiché Dario e la sua metà hanno necessità di tornare a casa in serata.
Il resto della giornata si conclude in tranquillità. Non che ci sia stata una grande affluenza, ma per noi è già una grande conquista aver potuto pagare la metropolitana con gli incassi della fiera.
Ed ora un po' di foto a concludere il tutto:
giovedì 11 marzo 2010
Resoconto di Fullcomics 2010...

La foto di questo corridoio esprime già tutto:

E la vignetta di Francesco (I'Tassi) rafforza il concetto:

Forse a causa di una pessima organizzazione, il numero dei visitatori del Fullcomics è stato bassissimo.
A dir la verità, mi aspettavo che fossero anche più espositori. Forse chiedevo troppo.
Tra i lati positivi c'è stata la socializzazione con altri standisti: Whena, i ragazzi di Diorei, quelli di Fumectory, la banda della Double Shot...
In più ho avuto l'occasione di conoscere David Rubìn, autore di Dove nessuno può arrivare e La sala da tè dell'orso malese, entrambi editi dalla casa editrice Tunuè.

Tra le novità di Katlang! c'era il nuovo fumetto di Giulio Bonatti, Escalator, che ha avuto l'onore di vincere il premio di Fullcomics 2010 come miglior autoproduzione!

Ed infine noi... col nostro stand rosso rosso, al freddo (perché il riscaldamento nella nostra stanza era, ovviamente, rotto), salvati l'ultimo giorno dal piccolo (ma efficiente!) termosifone elettrico che ci ha fornito (la santa) Whena, un po' delusi dall'andamento della manifestazione, ma non demoralizzati, pronti a ripartire per la prossima avventura: Napoli Comicon 2010!
martedì 16 febbraio 2010
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