domenica 6 giugno 2010

Le rose di Versailles... in Italia.

Proprio qualche tempo fa pensavo a chi mi sarebbe piaciuto incontrare. E Riyoko Ikeda, autrice di Versailles no Bara (conosciuto in Italia come "Lady Oscar"), era la prima persona che mi era venuta in mente. Non avrei mai pensato che qualche mese dopo avrei avuto questa opportunità.

Riyoko Ikeda è venuta per la prima volta in Italia questo weekend, ospite al festival letterario "Collisioni", a Novello, in provincia di Cuneo.

È venuta per farsi conoscere come cantante lirica, carriera che ha iniziato in tempi relativamente recenti, all'età di 47 anni, riprendendo una passione che aveva sempre maturato sin da adolescente, esibendosi la sera di venerdì 4 giugno assieme al baritono Yoshitaka Murata.

Ieri, sabato 5 giugno, ha invece incontrato il pubblico partecipando ad un dibattito che si è concentrato soprattutto sulla sua carriera di mangaka e nell'opera che l'ha resa più famosa, "Le rose di Versailles" (insisto nel chiamarla col suo titolo originale, poiché "Lady Oscar" non mi è mai piaciuto).

L'incontro è stato aperto da delle letture recitate dagli allievi della scuola Holden di Torino, che hanno letto brani anche di Yukio Mishima, tratti da "Haru no yuki", (trad. "Neve di primavera"), di cui la Ikeda ha curato una trasposizione a fumetti (motivo per cui io ero lì, in quanto tema principale della mia tesi di laurea) e "Ai no fuan" (trad. "Inquietudine d'amore").
È seguito un breve video creato dalla Yamato Video che proponeva alcune immagini degli anime tratti dai manga della Ikeda sulle note di "Un bel dì vedremo", creando una sorta di parallelo con Giacomo Puccini e la sua "Madama Butterfly".
È stata poi la volta di Clara Serina dei Cavalieri del Re, che ha cantato dal vivo una delle sigle che ha avuto maggiore successo, la prima sigla di Lady Oscar ("Grande festa alla corte di Francia, c'è nel regno una bimba in più! Biondi capelli e rosa di guancia, Oscar ti chiamerai tu!").

È arrivato infine il momento del dibattito vero e proprio. Dalle scalinate del bel castello che faceva da sfondo sono scesi i partecipanti: lo scrittore Antonio Scurati, il saggista Luca Scarlini, lo studioso di fumetto Luca Della Casa, la traduttrice di manga (e, in quest'occasione, interprete) Simona Stanzani ed infine l'attesissima Riyoko Ikeda.



Sin dall'inizio, l'incontro si è incentrato sulla figura di Oscar e sull'influenza che ha avuto nelle vite di tanti adolescenti che, a partire dal 1982 (quando questo cartone fu trasmesso per la prima volta in Italia), sono rimasti affascinati da questa figura che faceva innamorare sia ragazzi che ragazze.
Come faceva notare lo scrittore Antonio Scurati nel suo intervento, il tema del travestitismo è indubbiamente uno dei più evidenti in "Le rose di Versailles" e anche la storia europea è ricca di casi del genere, donne che per poter svolgere determinati ruoli erano costrette a travestirsi e spacciarsi da uomini. Tuttavia la Ikeda ha confessato che in un primo momento non aveva dato al tema del travestitismo tutta questa importanza, non aveva considerato neppure tutti i casi storici di questo tipo (ad esempio, Giovanna D'Arco, le Chavalier d'Eon, la papessa Giovanna): il fatto che Oscar si travestisse da uomo, era il solo modo per far sì che questa donna, in una società fortemente maschilista (e qui nasce il paragone col Giappone degli anni '70, periodo in cui è stato disegnato il manga), potesse affermarsi nella società.
Più volte, sia nel corso dell'incontro pubblico che della conferenza stampa, Riyoko Ikeda ha voluto esprimere il suo maggior punto in comune con Oscar, citando due episodi: quello in cui Oscar ringrazia suo padre per averla allevata come un uomo, così da averle permesso la sua piena realizzazione, senza limiti imposti (in questo caso) dal suo sesso; e l'episodio finale in cui Oscar, morendo, ringrazia per la sorte che le è stata concessa, il non avere rimpianti perché ha vissuto la sua vita al massimo, rimanendo fedele a se stessa e ai suoi ideali. Questo la Ikeda ha voluto ribadire più volte, sentendosi anche lei una donna felice, avendo affrontato ostacoli e paure, rimanendo fedele ai suoi ideali e ai suoi sogni che le hanno permesso di non avere alcun tipo di rimpianto.

Parlando dei progetti futuri, Riyoko Ikeda ha espresso il desiderio di continuare a cantare, finché le forze glielo permetteranno, poiché l'attività canora richiede proprio uno sforzo fisico non indifferente. Inoltre ha confermato la scrittura di una trittico di opere liriche in italiano (lei le scrive in giapponese e successivamente vengono tradotte nella nostra lingua) su alcune figure femminili che apprezza particolarmente: la principessa Himiko, l'imperatrice Caterina e la regina Maria Antonietta. Non ha parlato di nuovi fumetti, anche se ha affermato di disegnare costantemente per diletto personale.




Dopo l'incontro pubblico è seguita la conferenza stampa con pochi giornalisti a cui ho partecipato. In quest'occasione, la Ikeda, un po' stanca, ma comunque molto gentile e disponibile, in linee generali ha ribadito quello che aveva detto durante l'incontro pubblico, rispondendo anche a delle domande più specifiche circa le sue influenze stilistiche (ovviamente il "Dio dei Manga", Osamu Tezuka) e gusti personali in fatto di musica (ha espresso preferenze per le opere liriche "La Bohème" di Giacomo Puccini, "L'elisir d'amore" di Gaetano Donizetti, "Le nozze di Figaro" di W.A.Mozart e "La vedova allegra" di Franz Lehár, opera quest'ultima nella quale si esibirà al suo ritorno in Giappone nel ruolo di Hanna).

È stata un'esperienza intensa e veramente molto interessante. Vedere una donna di 63 anni così giovanile, positiva, piena di forza e progetti per il futuro è un incentivo a lottare per i propri sogni e per ciò in cui crediamo.

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